INTERVISTA A KRANO attorno al disco "Le città di pianura" di Diego Alligatore
- francescocaprini
- 7 giorni fa
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Le città di pianura è un film di Francesco Sossai, presentato a Cannes 2025 e poi, con gran successo nei nostri cinema. È importante perché è la prima partecipazione come attore protagonista di Pier Paolo Capovilla, assieme a Sergio Romano, Andrea Pennacchi, Roberto Citran e Filippo Scotti. Un film dove si racconta la desolazione acida del Veneto profondo, tra bevute e fallimenti. La colonna sonora, perfetta, adatta come non mai al film, è di Krano, al secolo Marco Spigariol. Il giovane musicante veneto, tra psichedelia e folk celestiale, ha fatto un disco gigantesco nei suoni come nella forma, un vinile bello da vedere oltre che da ascoltare e che non mi stanco mai di mettere sul mio giradischi.
Due dischi, side A – B – C – D – un vinile fatto come ai vecchi tempi, dato alle stampe per l’indipendente Maple Death Records, che conquista e tiene legati alla sedia a ogni ascolto come alla poltrona del cinema. Dalle distorsioni elettriche di Guermamatera al rock cantautorale Ti, dal falsetto celestiale di More film, alla dilatata/dilatante Lentius, Profundius, Suavius – Solus. E poi il pezzi più rappresentativi dell’album Workaholica, con chitarre morbide strimpellate che è un piacere, e Va pian, chitarre e armonica per un incrocio da Beatles e Dylan cantato, come le altre, in veneto.
Insomma un gran disco, degna colonna sonora del film, ma capace di vivere di vita propria su vinile o in versione digitale (come preferite). Io, ho goduto del vinile, preso dopo un piccolo concerto di Krano in solitaria in un locale della mia città. E poi l’ho voluto intervistare.
Come è nata questa collaborazione con il cinema?
La mia passione per il cinema nasce fin da piccolo prima nel videonoleggio sottocasa e poi più tardi con la collezione di vhs di mio padre.
Ho conosciuto Francesco Sossai ad una serata a Ferrara, dove lui presentava il suo precedente film Altri Cannibali e io avevo un concerto: in quell’occasione mi ha proposto di sonorizzare il suo prossimo film, visto che aveva sentito i miei pezzi e pensava potessero essere adatti alla futura pellicola. Io personalmente non conoscevo Francesco come regista, per poi scoprire che era un ottimo regista.
Come hai lavorato alla colonna sonora? Hai visto il film per musicarlo, oppure hai letto la sceneggiatura? O niente di tutto questo …altro?
Francesco, già pensando alla scrittura di questo film, si è ispirato ai miei primi due dischi, Requiescat In Plavem e Lentius Profundius Suavius, dopodiché, prima che finisse la sceneggiatura, gli ho proposto nuovo materiale e lui ha girato il film anche influenzato dalle tracce della colonna sonora. Insomma è stato il processo inverso rispetto alla prassi.

Ti aspettavi venissero accolti così bene, da critica e pubblico il film e la tua musica? Perché secondo me entrambe sono state accolte molto bene… non trovi?
No, sinceramente non mi aspettavo tutto questo seguito, anche perché si tratta di una musica e di un film che non cercano l’impatto immediato. Credo anch’io siano stati accolti molto bene, probabilmente perché sia critica che pubblico hanno colto il senso del progetto, la sua coerenza e il fatto di essere stati ideati per non spiegare tutto.
Tra i protagonisti del film c’è un musicista con i controfiocchi, Pier Paolo Capovilla. Ha collaborato e/o influito sulla musica, anche di striscio, oppure per niente? Manco indirettamente? Ti ha detto cosa pensa della musica del film?
Pier Paolo non ha collaborato alle musiche del film né vi ha influito direttamente, però ricordo che nel 2001 quando per la prima volta vidi suonare i Melvins con gli One Dimensional Man come gruppo spalla fu per me un’esperienza formativa (all’epoca avevo la stessa età di Kurt Cobain quando vide per la prima volta i Melvins) e in quell’occasione pensai che gli unici italiani che potevano avere un impatto affine e così forte come i Melvins potessero solo gli One Dimensional Man.
Immagino comunque gli sia piaciuta la musica del film visto che ne parla in modo positivo.
C’è qualche pezzo che preferisci? Quello che funziona meglio durante i live?
I miei brani preferiti sono Workaholica, Gueramamatera e Lentius, Profundius, Siavius – Solus, mentre Va pian è quella che funziona di più dal vivo e non so il perché.
Come presenti dal vivo il disco? Prossime date da ricordare?
Per ora sto suonando in versione acustica perché eseguo sia alcune vecchie canzoni all’epoca registrate con solo chitarra e voce sia alcune della colonna sonora così come presenti nel film.
Le date sono in continua “evoluzione” e per rimanere aggiornati consiglio di consultare il sito www.krano.it
Ringrazio Krano per la disponibilità e ricordo con piacere che una delle prossime date sarà al Liberamente Film Festival (https://www.liberamentecavaion.it/liberamente-short-selection/edizione-2026/), piccolo festival indipendente di due giorni il 17 e 18 gennaio 2026, dove il primo giorno ci sarà Pier Paolo Capovilla a presentare il film e il secondo Krano a suonare.
Nient’altro da dichiarare.
INTERVISTA A KRANO attorno al disco Le città di pianura
di Diego Alligatore







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